Riforma Amato sulle pensioni 1992

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L’impatto della riforma Amato sul bilancio delle pensioni

La riforma Amato del 1992 ha avuto un impatto significativo sul bilancio delle pensioni italiane. La riforma ha introdotto una serie di misure volte a ridurre il deficit del sistema pensionistico, tra cui:

  • Innalzamento dell’età pensionabile per la pensione di vecchiaia: l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia è stata innalzata gradualmente a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne. Questo ha comportato un aumento del numero di anni di lavoro e una riduzione del numero di pensioni erogate.
  • Riduzione del periodo di contribuzione valido per il calcolo della pensione: il periodo di contribuzione valido per il calcolo della pensione è stato ridotto da 35 a 20 anni. Questo ha comportato una riduzione dell’importo delle pensioni erogate.
  • Introduzione del sistema di calcolo contributivo: il sistema di calcolo delle pensioni è stato gradualmente convertito dal sistema retributivo al sistema contributivo, basato sui contributi versati dal lavoratore nel corso della sua carriera. Questo ha comportato una riduzione dell’importo delle pensioni erogate in futuro.

L’impatto di queste misure sul bilancio delle pensioni è stato positivo. Il deficit del sistema pensionistico è stato ridotto da 10,5 miliardi di euro nel 1992 a 5,8 miliardi di euro nel 1993. Tuttavia, le misure hanno anche comportato una riduzione delle pensioni erogate, che ha avuto un impatto negativo sul benessere delle persone in pensione.

Fonte giuridica della riforma Amato

La riforma Amato è stata introdotta con il decreto legislativo 503/1992, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 28 dicembre 1992.