Evoluzione del Sistema Pensionistico Italiano: Riforme e Innovazioni

Cos’è il sistema pensionistico?

Diamo una definizione generale sul cos’è un sistema pensionistico e le diverse opzioni che possono essere adottate dai vari paesi:

  • Il sistema pensionistico è un sistema di trasferimento intergenerazionale: i lavoratori pagano contributi che vengono utilizzati per finanziare le pensioni dei pensionati.
  • Il sistema pensionistico può essere a ripartizione o a capitalizzazione: nei sistemi a ripartizione, le pensioni vengono finanziate dai contributi dei lavoratori attivi, mentre nei sistemi a capitalizzazione, le pensioni vengono finanziate dai risparmi dei lavoratori.
  • Il sistema pensionistico può essere pubblico o privato: i sistemi pubblici sono gestiti dal governo, mentre i sistemi privati sono gestiti da enti privati, come le compagnie di assicurazione.
riforma_pensioni_Italia_1969

Viene istituita la pensione per tutti

In Italia il primo sistema pensionistico basato sul calcolo retributivo viene regolato con la legge del 30 aprile 1969, n. 153

Negli anni ’60 infatti, la crescita e lo sviluppo dell’economia italiana sono floridi, e la pensione è calcolata con il sistema retributivo. A partire dagli anni ’90 il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione hanno richiesto riforme per porre in equilibrio il sistema.

Riforme pensioni per bilanciare le uscite di cassa

E così. negli ultimi trent’anni, il sistema previdenziale italiano è stato soggetto a riforme strutturali mirate a controllare la spesa pubblica per le pensioni, evitando che diventi eccessivamente ingente rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL). Inoltre, è stato istituito un sistema di previdenza complementare che si affianca a quello pubblico.

Per comprendere appieno l’importanza di queste riforme, vediamo le tappe salienti dell’evoluzione del sistema pensionistico nel nostro paese.

Negli anni ’70, l’Italia ha vissuto un forte rallentamento economico. Lo Stato ha dovuto sostenere sia chi non riusciva a trovare un’occupazione che le imprese in crisi. Questa situazione ha creato difficoltà per la finanza pubblica, evidenziata dall’incremento del debito pubblico.

Negli anni ’80, molti paesi industrializzati hanno riconosciuto la necessità di equilibrare i conti pubblici attraverso la riduzione della spesa. Anche in Italia, solo alla fine del decennio è stata avviata una correzione dei disavanzi di bilancio mediante un aumento della pressione fiscale.

A partire dagli anni ’90, sono state avviate riforme strutturali che hanno coinvolto anche il settore pensionistico in un susseguirsi di norme tutt’ora in aggiornamento.

È così che a decorrere dal 01 gennaio 1996 in Italia è in vigore il sistema pensionistico pubblico che si basa sul principio della ripartizione, meglio conosciuto come il sistema contributivo: i contributi versati da lavoratori e aziende sono utilizzati per pagare le pensioni di coloro che hanno terminato la loro attività lavorativa, ponendo come base di calcolo il totale dei contributi versati nel periodo lavorativo. Questo sistema non prevede l’accumulo di riserve finanziarie per le pensioni future, il che comporta che il flusso delle entrate (i contributi) debba essere in equilibrio nel tempo con il totale delle uscite (le pensioni erogate). Se ciò non accade, si verifica un disavanzo che grava sul bilancio dello Stato.


Evoluzione del Sistema Pensionistico Italiano: Riforme e Innovazioni

1922-1939

Le politiche sociali nel periodo del Fascismo

Le riforme pensionistiche introdotte durante il periodo fascista hanno avuto l’obiettivo di estendere la copertura pensionistica a un numero maggiore di lavoratori e di migliorare le condizioni di vita dei pensionati.
La riforma del 1922 ha istituito un sistema pensionistico obbligatorio per i lavoratori dipendenti del settore privato.
La riforma del 1923 ha introdotto l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria. La riforma del 1924 ha aumentato l’età pensionabile per le donne. La riforma del 1934 ha esteso l’obbligo di assicurazione pensionistica ai lavoratori dipendenti del settore pubblico. La riforma del 1935 ha esteso l’obbligo di assicurazione pensionistica ai lavoratori agricoli. La riforma del 1939 ha aumentato l’età pensionabile per gli uomini.
Queste riforme hanno contribuito a migliorare la sicurezza economica dei pensionati italiani. Tuttavia, il sistema pensionistico italiano introdotto durante il periodo fascista era basato su un sistema retributivo, che è un sistema che prevede il calcolo della pensione sulla base della media delle retribuzioni percepite durante la vita lavorativa. Questo sistema è risultato inadeguato a garantire la sostenibilità del sistema pensionistico italiano, soprattutto in un contesto di aumento dell’aspettativa di vita.

1922-1939
1983

Riforma De Michelis 1983

Legge 11 novembre 1983 n.638
Dati estratti dalla Legge 11 novembre 1983, n. 638, in merito alla sola riforma delle pensioni e correlati
Art. 1
Innalzamento dell’età pensionabile per i lavoratori dipendenti dal 60° al 65° anno di età, in modo graduale, a partire dal 1° gennaio 1984.
Innalzamento dell’età pensionabile per i lavoratori autonomi dal 65° al 70° anno di età, in modo graduale, a partire dal 1° gennaio 1984.
Istituzione della pensione di anzianità anticipata, con riduzione dell’assegno in base agli anni di anticipo.
Istituzione della pensione di anzianità contributiva, con requisiti di età e di contributi cumulativamente soddisfatti.
Art. 2
Modifica del sistema di calcolo delle pensioni, da retributivo a misto, con un primo periodo di calcolo retributivo e un secondo periodo di calcolo contributivo.
Istituzione dell’equità intergenerazionale, con il trasferimento di una parte dei contributi versati dai lavoratori più giovani a quelli più anziani.
Art. 3
Istituzione della pensione di invalidità civile, con requisiti di età e di invalidità.
Istituzione della pensione di invalidità lavorativa, con requisiti di età, di invalidità e di contribuzione.
Art. 4
Istituzione della pensione di reversibilità, per i superstiti del pensionato.
Istituzione della pensione di inabilità, per i lavoratori che, a causa di un infortunio o di una malattia, perdono la capacità di lavoro.
Art. 5
Istituzione della pensione di vecchiaia anticipata per i lavoratori che hanno prestato servizio in zone di confine o in zone disagiate.
Art. 6
Modifica del sistema di finanziamento della previdenza sociale, con l’introduzione di un contributo aggiuntivo per i lavoratori dipendenti e autonomi.
Art. 7
Modifica del sistema di gestione della previdenza sociale, con l’istituzione di un fondo unico per le pensioni.

Dati aggiuntivi
La Legge 638/1983 è stata emanata in risposta alla crisi economica che ha colpito l’Italia negli anni ’80.
La riforma ha avuto un impatto significativo sul mercato del lavoro, in quanto ha reso più difficile per i lavoratori anziani trovare un impiego.
La riforma è stata oggetto di numerose critiche, da parte di chi la riteneva troppo restrittiva e di chi la riteneva inadeguata a garantire un’adeguata tutela ai lavoratori.

1983
1992

Riforma Amato 1992

 Decreto Legislativo n. 503 del 30 giugno 1992.
La riforma delle pensioni del 1992, ha comportato una serie di modifiche al sistema pensionistico italiano, con l’obiettivo di renderlo più sostenibile e di garantire una maggiore equità tra i lavoratori.
Età pensionabile
60 anni per gli uomini e 55 anni per le donne
Requisito contributivo per la pensione anticipata
40 anni di contributi per gli uomini e 35 anni di contributi per le donne
Sistema di calcolo dell’assegno pensionistico
misto, con un’integrazione retributiva per i lavoratori con più di 18 anni di contributi
Retribuzione pensionabile
la retribuzione pensionabile è calcolata sulla media degli ultimi dieci stipendi
Rivalutazione automatica delle pensioni
la rivalutazione automatica delle pensioni è limitata alla dinamica dei prezzi

1992
1995

Riforma Dini 1995

 Legge 8 agosto 1995, n. 335.
La riforma ha previsto un aumento dell’età pensionabile, un passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo.
Effetti della riforma
Pensione di anzianità anticipata: Età minima: 60 anni per gli uomini e le donne
Anzianità contributiva minima: 20 anni per gli uomini e 18 anni per le donne
Pensione di invalidità totale: incapacità di svolgere qualsiasi attività lavorativa
Invalidità parziale: incapacità di svolgere solo alcune attività lavorative
Pensione di reversibilità: Coniuge: 60% dell’assegno pensionistico del defunto
Figli: 20% dell’assegno pensionistico del defunto per ciascun figlio
Genitori: 15% dell’assegno pensionistico del defunto per ciascun genitore
Fratelli: 10% dell’assegno pensionistico del defunto per ciascun fratello

1995
1997

Riforma Prodi 1997

Le principali modifiche sono state le seguenti:
Aumento del coefficiente di trasformazione, che è il coefficiente utilizzato per calcolare la pensione sulla base dei contributi versati.
Introduzione di un sistema di flessibilità in uscita, che consente ai lavoratori di andare in pensione con un’età inferiore a quella prevista dalla legge, ma con una penalizzazione.
Età pensionabile per la pensione di vecchiaia: 65 anni per gli uomini e le donne a partire dal 1° gennaio 2001.
Introduzione della pensione anticipata: i lavoratori possono andare in pensione con 55 anni di età e 35 anni di contributi, a partire dal 1° gennaio 2001.
Queste modifiche sono contenute nell’articolo 59 della legge 449/1997, che recita:
Art. 59
L’età pensionabile per la pensione di vecchiaia è fissata in 65 anni per gli uomini e le donne.
A decorrere dal 1° gennaio 2001 è istituita la pensione anticipata, che può essere liquidata ai lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva non inferiore a trentacinque anni e un’età anagrafica non inferiore a cinquantacinque anni.
L’articolo 59 modifica l’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 155, che prevedeva un’età pensionabile di 60 anni per gli uomini e le donne. L’articolo 59 introduce inoltre la pensione anticipata, che non era prevista dal sistema pensionistico italiano prima della riforma Prodi.
In particolare, l’articolo 59 prevede che la pensione anticipata può essere liquidata ai lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e un’età anagrafica non inferiore a 55 anni. L’età anagrafica minima per la pensione anticipata è stata innalzata a 60 anni a partire dal 1° gennaio 2001.
La pensione anticipata è un’opzione che consente ai lavoratori di andare in pensione prima dell’età pensionabile per la pensione di vecchiaia. Tuttavia, la pensione anticipata è generalmente meno vantaggiosa della pensione di vecchiaia, in quanto prevede una riduzione della pensione.
In sintesi:
Pensione di vecchiaia
65 anni per gli uomini e le donne
20 anni di contributi
Pensione anticipata
55 anni per gli uomini e le donne
35 anni di contributi
Pensione di anzianità
62 anni per uomini e donne
35 anni di contributi

1997
2004

Riforma Maroni 2004

Riforma Maroni (2004 – Legge Delega 243/2004):
Principali misure pensionistiche della riforma Maroni
La riforma Maroni, approvata nel 2004, ha introdotto una serie di modifiche al sistema pensionistico italiano, con l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica e garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo.
Tra le principali misure pensionistiche della riforma Maroni, si possono evidenziare le seguenti:
Introduzione del sistema contributivo per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995: il sistema contributivo prevede che l’importo della pensione sia calcolato sulla base dei contributi versati, indipendentemente dalla retribuzione percepita.
Innalzamento dell’età pensionabile: l’età pensionabile è stata innalzata gradualmente, passando da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 anni per le donne.
Riduzione dell’importo delle pensioni: l’importo delle pensioni è stato ridotto per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995.

2004
2005

Riforma Maroni 2005

Riforma Maroni (Decreto Legislativo n. 252/2005): La seconda riforma Maroni, approvata nel 2005, ha introdotto una serie di modifiche al sistema pensionistico italiano, con l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica e garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo.
Tra le principali misure pensionistiche, si possono evidenziare le seguenti:
Introduzione del coefficiente di trasformazione per il sistema retributivo: il coefficiente di trasformazione è un valore che tiene conto dell’età pensionabile e della speranza di vita. La riforma ha introdotto il coefficiente di trasformazione per il sistema retributivo, a partire dal 2008.
Introduzione di nuovi meccanismi di flessibilità in uscita: la riforma ha introdotto il meccanismo di flessibilità in uscita “Quota 41”, che consente ai lavoratori di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età.
Conseguenze della seconda riforma Maroni
La seconda riforma Maroni ha avuto una serie di conseguenze negative per i lavoratori, tra cui:
Incertezza sull’ammontare delle pensioni: l’introduzione del coefficiente di trasformazione ha reso più difficile per i lavoratori prevedere l’importo della propria pensione.
Difficoltà di accesso alla pensione: l’introduzione di Quota 41 ha reso più difficile per i lavoratori ottenere una pensione adeguata, in quanto questo meccanismo comporta una riduzione dell’importo della pensione.

2005
2007

Riforma Prodi 2007

Riforma Prodi (2007 – Legge 24 dicembre 2007, n. 247): La riforma Prodi del 2007 ha confermato i limiti di età pensionabile, ma ha anche introdotto alcune modifiche, tra cui:
L’importo delle pensioni è stato ulteriormente ridotto, sia per il sistema retributivo che per il sistema contributivo.
È stato introdotto il meccanismo di flessibilità in uscita “Quota 42”, che consente ai lavoratori di andare in pensione con 42 anni di contributi, indipendentemente dall’età.

2007

Innovazioni: Cambiamenti Chiave nell’Età Pensionabile Introdotte dalle Riforme Previdenziali

2009

Riforma Prodi 2009

Legge 102/2009 ( La legge 28 dicembre 2009, n. 196): Ulteriori novità introdotte:
Dal 1° gennaio 2010, aumento progressivo dell’età di pensionamento per le lavoratrici del pubblico impiego fino a raggiungere i 65 anni.
Dal 1° gennaio 2015, adeguamento dei requisiti anagrafici per la pensione collegato all’incremento dell’aspettativa di vita certificato da ISTAT ed Eurostat.

2009
2010

Riforma Sacconi 2010

Il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha introdotto una serie di modifiche al sistema pensionistico italiano, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema e di incentivare la partecipazione al mercato del lavoro.
Principali novità
Innalzamento dell’età pensionabile
L’età pensionabile di vecchiaia è stata innalzata a 66 anni per gli uomini e 65 anni per le donne, con un graduale aumento a partire dal 2012, mentre per le donne impiegate nel settore pubblico aumenta a 65 anni senza gradualità.
Aumento dei requisiti contributivi
I requisiti contributivi per la pensione anticipata sono stati aumentati a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Introduzione di misure di flessibilità in uscita
Sono state introdotte misure di flessibilità in uscita, come la pensione anticipata con 41 anni di contributi e il pensionamento di anzianità con 63 anni di contributi e 35 anni di contributi effettivi.

2010
2011

Riforma Sacconi 2011

DL 98/2011, Legge 15 luglio 2011, n. 111 e DL 138/2011, Legge 14 settembre 2011, n. 148
Punti cruciali della riforma
Anticipo al 2013 dell’adeguamento all’aspettativa di vita: l’età pensionabile di vecchiaia è stata aumentata di un anno per i lavoratori dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi, con un meccanismo di indicizzazione automatica a partire dal 2015.
Nuove norme per la pensione di reversibilità: il diritto alla pensione di reversibilità è stato riconosciuto anche ai figli maggiorenni, ma con un importo ridotto.
Accelerazione dell’adeguamento dell’età di pensionamento per vecchiaia delle lavoratrici dipendenti private: l’età pensionabile di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti private è stata aumentata di 5 anni, a partire dal 2012.
Slittamento di un anno dei pensionamenti a partire dal 2012 per il personale della scuola e dell’università: l’età pensionabile di vecchiaia del personale della scuola e dell’università è stata aumentata di un anno, a partire dal 2012.
Blocco parziale o totale della perequazione delle pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo per gli anni 2012–2013: la perequazione delle pensioni è stata bloccata per le pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo, per gli anni 2012 e 2013.
Applicazione di un Contributo di solidarietà sui redditi pensionistici lordi superiori a 90000 €: è stato introdotto un contributo di solidarietà sui redditi pensionistici lordi superiori a 90.000 euro.

2011
2011

Riforma Fornero 2011

Manovra “Salva Italia” (Legge 214/2011): A partire dal 2012, importanti cambiamenti riguardano:
Il calcolo delle pensioni: il metodo contributivo prorata si estende anche a coloro che, avendo maturato almeno 18 anni di contributi entro dicembre 1995, potevano fruire del regime retributivo.
Il prorata si applica fino al 31 dicembre 2011.
Requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia:
Lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e autonome nel settore pubblico: l’età pensionabile sale da 66 anni nel 2012 a 66 anni e 3 mesi nel 2015. Dal 2016 al 2018, l’età aumenta ulteriormente a 66 anni e 7 mesi.
Lavoratrici dipendenti nel settore privato: l’età sale a 62 anni, poi a 63 anni e 9 mesi nel 2014 fino a 65 anni e 7 mesi nel 2016.
Lavoratrici autonome: l’età aumenta da 60 a 63 anni e mezzo dal 2012 al 2013. Sale a 64 anni e 9 mesi nel 2014, e ancora a 66 anni e 1 mese dal 2016 al 2018.
I lavoratori che iniziano a lavorare dal 1° gennaio 1996 e rientrano nel regime contributivo possono richiedere la pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e requisiti anagrafici specifici.
Il sistema contributivo è stato esteso a tutte le anzianità maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012, con applicazione del calcolo “pro rata”.

2011
2017

Legge di Bilancio 2017

Legge di Bilancio 2017 (Art.1, co.166 e ss., Legge 232/2016): Questa legge introduce misure che consentono ai lavoratori di anticipare il pensionamento rispetto alle normali cadenze.
L’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE volontario) e l’indennità di accompagnamento alla pensione di vecchiaia (APE sociale) sono istituti sperimentali introdotti fino al 31 dicembre 2018.
APE volontario: Un prestito agevolato concesso da banche o assicurazioni a coloro che hanno compiuto 63 anni di età, hanno diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi, e hanno almeno 20 anni di contributi.
APE sociale: Un’indennità erogata dallo Stato tramite l’INPS a lavoratori che hanno compiuto 63 anni e possiedono almeno 30 anni di contributi.
Non comporta costi per il richiedente.

2017
2018

Legge di Bilancio 2018

Legge di Bilancio 2018: Ampliamento della platea dei beneficiari dell’APE sociale.

2018
2019

Pensione Anticipata 2019

Cambiamenti nei Requisiti della Pensione Anticipata (ex Pensione di Anzianità):
Decreto Legge 28 gennaio 2019 n. 4 convertito con modificazioni in Legge 28 marzo 2019, n. 26 ha introdotto disposizioni per accedere alla pensione anticipata, in vigore dal 1° gennaio 2019.
A causa dell’aumento della speranza di vita, i requisiti contributivi per la pensione anticipata sono pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne fino al 2018. Dal 2019, questi requisiti aumentano di ulteriori 5 mesi.
I lavoratori che iniziano a lavorare dal 1° gennaio 1996 e rientrano nel regime contributivo possono richiedere la pensione anticipata a 63 anni di età (con adeguamenti nel 2017 e 2018) e almeno 20 anni di contributi effettivi, a condizione che l’importo della pensione non sia sia inferiore a una soglia minima.

2019
2019

Decreto Legge 2019

Decreto Legge – GU n. 25 del 29 gennaio 2019: Introduce nuove misure sperimentali per l’anticipazione del pensionamento:
Opzione donna: Lavoratrici che hanno 35 anni di contributi e 58 anni di età (per dipendenti) o 59 anni (per autonome) entro il 31 dicembre 2018 possono accedere al pensionamento anticipato.
Quota 100: Lavoratori con 62 anni di età e 38 anni di contributi nel triennio 2019-2021 possono accedere al pensionamento anticipato.

2019
2020

Legge di Bilancio 2020

Legge di Bilancio GU n. 304 del 30 dicembre 2019, pubblicata in due supplementi ordinari, il n. 44 del 28 dicembre 2019 e il n. 45 del 30 dicembre 2019. La legge di bilancio 2020 ha prorogato temporaneamente l’Opzione Donna fino al 31 dicembre 2019. Questa proroga ha permesso alle lavoratrici che avevano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018 di accedere al pensionamento anticipato anche nel 2019.
La proroga è stata motivata dalla necessità di garantire la continuità del sistema pensionistico e di sostenere le lavoratrici che avevano maturato i requisiti entro la scadenza originaria.

2020
2021

Legge di Bilancio 2021

Legge di Bilancio 2021 GU n. 322 del 30 dicembre 2020 Serie Generali. Questi i punti introdotti in misura di pensioni:
Innalzamento dell’età pensionabile: l’età pensionabile di vecchiaia è stata innalzata a 67 anni per le donne e a 66 anni e 7 mesi per gli uomini.
Introduzione di un nuovo sistema di calcolo delle pensioni: il nuovo sistema di calcolo delle pensioni è basato su un mix tra il sistema retributivo e il sistema contributivo.
Introduzione di nuove misure di flessibilità in uscita: sono state introdotte nuove misure di flessibilità in uscita, tra cui:Quota 102: lavoratori con 64 anni di età e 38 anni di contributi possono accedere al pensionamento anticipato.
Opzione donna: lavoratori con 35 anni di contributi e 58 anni di età (per dipendenti) o 59 anni (per autonome) possono accedere al pensionamento anticipato.
Quota 104: lavoratori con 62 anni di età e 41 anni di contributi possono accedere al pensionamento anticipato con una penalizzazione dell’importo della pensione.
Rafforzamento dei contratti di espansione: sono stati introdotti incentivi per le aziende che stipulano contratti di espansione, che consentono ai lavoratori di anticipare l’età pensionabile..

2021
2022

Legge di Bilancio 2022

GU Serie Generale n.310 del 31-12-2021 – Suppl. Ordinario n. 49: Introduce una nuova misura temporanea di flessibilità per la pensione anticipata, Quota 102. I lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2022 possono andare in pensione con 64 anni di età e 38 anni di contributi.
Inoltre, proroga di un anno dell’Opzione Donna per le lavoratrici che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2021.

2022
2023

Legge di Bilancio 2023

GU Serie Generale n.303 del 29-12-2022 – Suppl. Ordinario n. 43 Introduce:
Proroga di Quota 102 per il 2023: la misura di pensionamento anticipato con 64 anni di età e 38 anni di contributi è stata prorogata per il solo anno 2023.
Mantenimento di Opzione donna: la misura di pensionamento anticipato con 35 anni di contributi e 58 anni di età (per dipendenti) o 59 anni (per autonome) è stata mantenuta.
Ampliamento di Opzione donna: la misura di Opzione donna è stata estesa alle lavoratrici con 35 anni di contributi e 59 anni di età (per dipendenti) o 60 anni (per autonome) che hanno maturato almeno 12 mesi di contributi effettivi nel sistema contributivo, entro il 31 dicembre 2022.
Introduzione di Quota 104 senza penalizzazione: dal 2024, i lavoratori possono accedere al pensionamento anticipato con 62 anni di età e 41 anni di contributi, senza una penalizzazione dell’importo della pensione.
Rafforzamento dei contratti di espansione: sono stati introdotti incentivi per le aziende che stipulano contratti di espansione, che consentono ai lavoratori di anticipare l’età pensionabile.

2023

Come funziona la previdenza in Italia

Scopri le basi sul funzionamento del sistema pensionistico italiano.

Serughi Beatrice Fiancial Advisor Bologna

Beatrice Serughi

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